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I “nemici” della castagna e del tartufo: cinipide galligeno e cinghiali

16.11.2012, L’approfondimento (da “Fuori dalla Rete” – Ottobre 2012, Anno VI, n.4)

Il cinipide galligeno

Il cinipide galligeno del castagno (drycosmus kuriphilus yasumatsu), comunemente indicato a Bagnoli  con il termine “mosca cinese”, è un piccolo insetto di colore nero in fase adulta, particolarmente dannoso per il castagno. Originario della Cina ma ormai ampiamente diffuso in  Giappone, Corea e Stati Uniti.

L’insetto è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2002 nell’area pedemontana a sud di Cuneo, nel  Piemonte orientale. A partire dal centro d’infezione iniziale in Piemonte l’insetto si è diffuso in altre regioni d’Italia e nel 2008 è stato reperito anche in castagneti della Campania.

I primi focolai verificatisi a Bagnoli risalgono all’estate del 2010, nelle contrade “Valleromana” e “fieste”.

I danni che causa questo insetto sono molto evidenti: provoca la formazione di galle, cioè ingrossamenti di varie forme e dimensioni, a carico di gemme, foglie e amenti del castagno.
Un forte attacco di quest’insetto può determinare un consistente calo della produzione, una riduzione dello sviluppo vegetativo e un forte deperimento delle piante colpite.

Da queste galle nel mese di giugno e luglio fuoriescono le femmine alate che vanno a depositare le uova nelle gemme presenti.  Dalle uova fuoriescono le larve che si sviluppano molto lentamente, sempre all’interno delle gemme, senza che queste presentino sintomi esterni della infestazione.
Nella primavera successiva, alla ripresa vegetativa, si ha un rapido sviluppo delle larve che determina la formazione di caratteristiche galle, prima verdastri e poi tendenti al rosso.
Le larve stesse spesso determinano un arresto dello sviluppo delle gemme, da cui si sviluppano foglie di dimensioni ridotte.

La strada intrapresa dalla Regione Campania per contrastare la proliferazione del cinipide  è stata quella di commissionare una specifica ricerca che affrontasse i vari aspetti della problematica.     Uno degli aspetti più rilevanti previsti dal progetto di ricerca è stato l’introduzione di un antagonista naturale, cioè di un altra piccola vespa che si nutre a spese del cinipide, il cui nome scientifico è Torymus sinensis.

Anche il nemico naturale, come il cinipide stesso, è originario dell’Estremo Oriente. Pertanto, dopo un difficile ciclo di adattamento avvenuto in Piemonte, è stato possibile allestire una sorta di allevamento semi naturale, e poi avviare un piano di distribuzione in diverse aree castanicole italiane, fra cui anche quest’alta valle del Calore.

I lanci dell’insetto utile potranno dare i primi risultati quando il numero degli individui comincerà a salire e ciò avverrà in maniera graduale nel corso degli anni.   Un aspetto assai importante è poi legato al ruolo dei nemici naturali “autoctoni” ovvero tipici della fauna italiana e  legati alla vegetazione già presente come le querce. Infatti sulle querce, ma anche su altri alberi ed arbusti, si formano delle galle dovute ad altri imenotteri che a loro volta sono vittime di alcuni parassitoidi. Tali parassitoidi non disdegnano di nutrirsi anche del cinipide del castagno. Perciò è importante non eliminare le querce nel castagneto; sarebbe auspicabile piantare nuove piante di quercia in ogni castagneto.

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I “nemici” del tartufo: il cinghiale.

Il cinghiale, (dal latino: sus scrofa), è un mammifero appartenente alla famiglia dei suini. Quest’animale in particolar modo le femmine vivono in piccoli branchi.

In Irpinia quest’animale era pressoché estinto, ma con l’istituzione del parco Regionale dei Monti Picentini ne sono state reintrodotte alcune coppie. A ciò non ha avuto seguito la reintroduzione del suo principale predatore: il lupo picentino. Questo ha prodotto il proliferare in modo esponenziale, anche perché in seguito sono state introdotte specie più prolifiche, di questo mammifero. La situazione è divenuta insostenibile in quanto, il carico di cinghiali attualmente presente non è più sopportato dal territorio del demanio comunale e questi animali  si sono riversati nelle proprietà private, in genere coltivate a castagneti e nei terreni messi a coltura sull’altopiano Laceno.

Nell’alimentazione del cinghiali, rientrano piccoli animali e vegetali, tra cui le patate e il tartufo. L’animale rivolta il terreno alla ricerca di tartufi, tuberi e radici. Nella famiglia dei suini esiste infatti una predisposizione naturale dell’olfatto a cercare il cibo sotto terra. Prima del cane veniva utilizzato il maiale addestrato per la ricerca del tartufo: il maiale essendone ghiotto andava trattenuto per evitare che mangiasse questo prezioso tubero.

Il proliferare in modo esponenziale, la mancanza di cibo e una predisposizione naturale alla ricerca del tartufo,  hanno spinto  i cinghiali  a devastare le tartufaie presenti sul demanio comunale,  creando ingenti danni alla produzione.

L’amministrazione comunale e l’associazione tartufai, attraverso sollecitazioni e una raccolta di firme hanno sollevato il problema a livello provinciale  e regionale.

Caratteristiche del cinghiale.

Descrizione. Lunghezza dalla testa all’attaccatura della coda 110 – 155 cm; coda 15 – 20 cm; altezza alla spalla 90 cm; peso: maschio 50 – 175 kg, femmina 35 – 150 kg. Il cinghiale è un animale robusto, tozzo, con il capo piuttosto grosso, il collo breve e massiccio e le zampe corte. Il capo ha forma subconica ed allungata, è prolungato in un muso mobile che termina con un disco cartilagineo, glabro e ricco di ghiandole. Dal muso sporgono i canini, zanne allungate, molto più grandi nei maschi che nelle femmine. Gli occhi sono piccoli e disposti lateralmente. Il tronco è allungato, più sviluppato in altezza che in larghezza. Gli arti sono corti e snelli. Il corpo è ricoperto da setole, di colore scuro, più lunghe sul dorso e sul collo. A queste setole si accompagna una lanetta fine, più o meno breve secondo la stagione

Abitudini. È  un animale prevalentemente notturno, trascorre infatti  le ore del  giorno riposando in zone appartate, calde e soleggiate. Resta solitamente fedele ad un territorio ben preciso, ma non è prettamente stanziale, in alcuni casi compie lunghi spostamenti e cambia spesso la zona di residenza. Il maschio vive solitario. Tranne che durante il periodo riproduttivo, che avviene tra novembre e gennaio, le femmine vivono con i piccoli in gruppi di media o piccola entità.

Durante la stagione fredda il cinghiale vive in tane appositamente scavate nel terreno ed imbottite di sostanze di origine vegetale: quelle delle femmine e dei piccoli hanno generalmente una forma rotonda e possono ospitare fino a quindici animali; quelle dei maschi sono allungate, con un substrato molto spesso ed in esse vive di regola un solo animale.

Riproduzione

A seconda del clima e della disponibilità di cibo, la femmina può andare in estro da una a tre volte l’anno, con estro di tre giorni su cicli di tre settimane. Le nascite si concentrano in primavera ed alla fine dell’estate. Le femmine tendono a sincronizzare il loro ciclo estrale, in modo tale da allevare cuccioli di età il più simili possibile, massimizzando le probabilità di sopravvivenza della prole. I piccoli crescono rapidamente e dopo appena 15 giorni cominciano a nutrirsi cercando il cibo nel terreno; la loro pelle è coperta da un pelo fulvo con righe longitudinali giallastre, adatte alla mimetizzazione tra la boscaglia, che a sei mesi si muta in una livrea rossastra. A un anno l’ultima muta dà luogo al pellame bruno. In media un cinghiale vive fino a venti anni.

                                                                                                       

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